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Justmen - crociera 2012
Terza tappa: da Orsera a Pola
(20 nm circa)


13.08.2012
All'uscita dal porto di Orsera, la rotta prevede subito qualche zig zag per schivare le secche che costellano il tratto di mare davanti al Limski Canal, il canale di Leme, un fiordo che penetra come una coltellata di un Kris malese nel corpo dell'Istria per quasi 6 miglia (oltre 10 km). Luogo spettacolare che purtroppo non possiamo andare a vedere: la navigazione è interdetta a tutti, tranne che alle imbarcazioni locali autorizzate (gite turistiche).
Poi, tenendoci all'esterno delle isole affacciate sulla costa di Rovigno, puntiamo dritti su San Giovanni in pelago (Sv Ivan na pučini), l'isolotto che ospita il faro omonimo e che per noi è il segnale di svolta, un po' più verso sud est, per dirigerci sull'arcipelago delle Brioni. Questo è un gruppo di 12 isolette e qualche scoglio noto per essere stato residenza esclusiva dei capi di stato della Jugoslavia (e della Croazia poi) a partire dai tempi di Tito, che ne fece un suo parco incantato del tutto particolare. Oltre alla cura dei prati e del sottobosco dell'isola principale, Brioni appunto, e al popolamento con famiglie di cervi lasciati liberi di scorrazzare per l'isola, vi sorsero qualche villa e alcuni spaziosi recinti per gli animali esotici che Tito amava farsi regalare dai suoi illustri ospiti. Con un piccolo trenino si può fare il giro dell'isola e vedere questo strano parco giochi un po' incongruo e sorprendente. Manco a dirlo, la parte esterna (occidentale) di questo mini-arcipelago, un piccolo paradiso di acque chiare e fondali biachissimi, è vietata alla navigazione e presidiata da motovedette.
Noi passiamo all'interno, tra le isole e la costa, lungo lo stretto canale di Fasana, costeggiando il bordo orientale di Brioni, ma dei cervi nessuna traccia, nonostante l'accurata esplorazione col binocolo. Che se li siano mangiati?

Giusto il tempo di infilarci tra Jerolim e Kotez, due isoline che fanno la guardia all'ingresso meridionale del canale, non a caso luogo di sosta per gli antichi navigli mercantili veneziani di passaggio, e sfioriamo il faro a testa rossa che delimita a nord l'ingresso nella grande baia-porto di Pola. Dall'altra parte c'è, come è ovvio, quello verde, che ancora resiste sulla smozzicata e semifrantumata diga foranea, lunga e interrotta in più punti dalle mareggiate e mai riparata. Guai a passarci in mezzo: sono varchi ampi ma con pochi centimetri d'acqua.
Infatti nonostante il degrado, la diga fa ancora il suo lavoro e appena dentro l'acqua è più calma e inizia il lungo e piacevole percorso d'ingresso a Pola.

Un po' di foto
di Pola (Pula)
prima di continuare il racconto.


Niente vento o quasi. Si va a motore.Mariagrazia - Pricess Grace- si dedica ai generi di conforto
San Giovanni in pelago San Giovanni in pelago
Arrivo verso le Brioni - il fanale che contrassegna la punta più a nord
L'arcipelago delle Brioni
Faro d'ingresso alla baia-porto di Pola Isola di Sant'Andrea nella baia-porto di Pola
porto_di_Pola_capannoni_abbandonati-il_benvenuto_di_Viktor
Porto di Pola, passaggio dell'isola di Sant'Andrea.  Ci accolgono i cormorani.
Porto di Pola - l'Arena romana e un angolo del marina. Pola, arena romana
Pola, chiesa di Santa Maria AssuntaPola, chiesa di Santa Maria Assunta, il campanile Pola, arena romana

La baia-porto di Pola generalmente viene saltata dai diportisti per diversi motivi. Si tratta di una città per lo più moderna e non di un piccolo paese caratteristico come gli altri, offre pochi posti al molo per chi vuole evitare i marina (più costosi e meno d'atmosfera) e fa perdere un'ora buona per l'ingresso e altrettanto per l'uscita, sottraendo così miglia utili a chi vuole lasciare presto l'Istria per iniziare la navigazione tra le isole della Dalmazia. Non ho mai capito e mi sono sempre dimenticato di verificare se la prima parte dell'arcipelago che popola la costa croata da nord a sud sia tecnicamente descrivibile come appartenente alla Dalmazia o si caratterizzi semplicemente come area del Quarnaro (Kvarner). Verifica ulteriormente rimandata...

Passiamo davanti ad una casa utilizzata da writer metropolitani, anzi da un tale Viktor che ci dà il suo benvenuto (vedi foto). Poi miriamo al passaggio tra due isolotti di fianco a Sant'Andrea, un brevissimo canale delimitato da quattro grossi fanali, sul cui basamento fanno la guardia numerosi cormorani e qualche gabbiano. Al di là del passaggio il panorama cambia all'improvviso e al posto delle rive di sassi e verde e qualche piccola costruzione in pietra la fanno da padrone grosse installazioni cantieristiche dall'aria piuttosto degradata. Da un lato un po' di squallore, dall'altro quel certo fascino da archeologia industriale. Solo che queste sono ancora in funzione. Le circumnavighiamo da nord ed entriamo nell'area terminale della baia, il porto vero e proprio.

Il marina, vecchiotto, uno dei primi ad essere stati costruiti nell'allora Yugoslavia, si individua subito. Chiamiamo via radio per chiedere un posto, ma decidiamo di approfittare del distributore di carburante che è proprio lì accanto prima di entrare all'ormeggio. La manovra è semplice, assenza di vento e di correnti. Siamo accolti dai vicini che ci danno una mano e che a bordo del loro motoscafo stavano celebrando il rito dell'aperitivo con un prosecco delizioso. Appena scesi sul pontile infatti ci accolgono con i bicchieri già pieni e iniziamo a chiacchierare: il vino è di loro produzione ed è proprio buono. Con insistente gentilezza ci riempiono il bicchiere più volte e poi, visto che non ne vogliamo più, ci portano a bordo tre o quattro bottiglie, una piccola e graditissima selezione delle loro produzioni.

Tutti andiamo ai servizi del marina, io però torno indietro: sono solo due bugigattoli stretti anche per chi si muove sulle sue gambe.
Si decide di andare a mangiar fuori. Ai bambini era stato promesso l'assaggio dei "mitici" čevapčiči (credi si scriva così) e quindi entriamo nelle strette stradine della residua città vecchia dove sono i localini caratteristici (per turisti). Ne scegliamo uno proprio davanti all'antica cattedrale di Santa Maria Assunta e qui durante la cena accade un piccolo evento: Sandrone, che ama precisare che lui ha smesso di funare non so da quanto tempo, mi frega una sigaretta e visibilmente se la gode, confessando che di tanto in tanto si concede una trasgressione nicotinica. Abbiamo le prove!

Si torna in darsena stavolta passando per la discesina di fianco alla chiesa, che ci porta direttamente sul lungomare un po' a sud del marina. Il fatto è che lo stanno ripavimentando tutto ed è l'occasione per un po' di cross con la carrozzina. Guida Sandro tra pietroni e binari da scavalcare. I čevapčiči sono presto digeriti.
Al mattino ci si alza con calma -come sempre- e mentre la famiglia Pitzalis è ai servizi io mi offro una colazione al bar del marina giusto per approfittare dei croissant freschi.
Appena il tempo di salutare i vicini di Prosecco e ripartiamo. Rotta sul faro di Porer e traversata del golfo del Quarnaro. Obiettivo Lussino.



continua: quarta tappa - Pola-Lussino (in gestazione)
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